Scontrone
è adagiato su uno sperone roccioso posto a guardia
dell’angusta valle che si snoda in direzione ovest
fino a Pescasseroli e quindi alle sorgenti del Sangro,
fiume che scorre ai piedi del centro abitato. Il corso
medio ed alto del fiume Sangro fu sede della tribù
sannitica dei Carecini, con capitale Aufidena Carecinorum,
menzionata nella Tavola Peutingeriana come località
intermedia fra Sulmo (Sulmona) ed Assernia (Isernia).
L’abitato di Scontrone sorge nei pressi dell’odierna
Alfedena, dove nel secolo scorso scavi archeologici
hanno messo in luce un’importante necropoli con
reperti risalenti al IV-V secolo avanti Cristo.
L’origine del toponimo, alquanto incerta fino
a pochi anni fa, è stata di recente ben messa
in luce dall’Istituto di Glottologia dell’Università
di Chieti. Si tratta infatti di un antroponimo di origine
germanica, probabilmente longobarda, dato il culto locale
per S. Angelo, indicante possessore del territorio e
cioè ex (donde il residuo della consonante finale
S) Guinterio, Squinterio con formazione dell’aggettivo
prediale Squinteriano ed infine Squintrione.
Dopo
le guerre sannitiche si registra una progressiva espansione
delle popolazioni peligne, alleate dei romani, verso
sud e quindi in direzione del corso del Sangro, il quale
costituirà in seguito un costante punto di riferimento
per le divisioni territoriali che si formeranno a seguito
delle invasioni barbariche. In particolare il corso
del fiume diventa la linea di confine fra i ducati longobardi
di Benevento, cui è ascritta Scontrone, e di
Spoleto.
Le incursioni dei Saraceni, particolarmente audaci e
cruente durante il X secolo, provocano la fuga delle
popolazioni, organizzate in insediamenti sparsi denominati
ville, verso le alture. Sorgono così castelli
e centri fortificati, fenomeno sociale ben messo in
evidenza dal Chronichon Vulturnensis.
La nascita di Scontrone va dunque inquadrata in tale
ottica, sicchè la formazione del centro fortificato
sull’altura dove sorge oggi il paese avviene nella
seconda metà del X secolo o agli inizi del IX.
Al dominio longobardo si sostituisce quello dei Franchi,
cui si deve l’istituzione delle Contee.
Scontrone si trova inserita prima nei possedimenti dei
Conti Borrelli e dopo in quelli dei Conti di Sangro.
Durante la dominazione normanna l’importanza di
Scontrone emerge come centro fortificato preposto alla
sorveglianza dei passi posti lungo il corso del Sangro.
Nel Catalogo dei Baroni, stilato sotto il regno di Guglielmo
I il Normanno, Scontrone è attestata come feudo
di tre militi e risulta possedimento di Rainaldo di
Aniba, valvassino del Conte Simone il Grande, signore
di un vasto territorio situato nel corso medio del Sangro.
Fin dal XI secolo Scontrone appartiene alla diocesi
di Valva, toponimo indicante nei documenti coevi o l’antica
Corfinium o tutto il territorio peligno, una vasta conca
posta a nord della linea di demarcazione del Sangro,
oltre il Piano delle Cinque Miglia. Con l’ascesa
economica e politica di Sulmona, sita proprio nel centro
della conca peligna, la Diocesi assumerà più
tardi la denominazione di “Diocesi di Valva e
Sulmona”.
Relazioni dei vescovi di Valva e Sulmona su Scontrone
sono attestate nelle prime visite pastorali compiute
verso la metà del XII secolo e nelle Bolle Corografiche
emanate dai Papi.
Dalla Bolla di Adriano VI, del 1156, apprendiamo che
a Scontrone, denominata Squintrone, esisteva una chiesa
eretta sub titulo di San Giovanni ad aquam putridam,
cioè presso una sorgente di acqua sulfurea tuttora
esistente e che l'attuale Amministrazione Comunale vorrebbe
valorizzare a scopi termali.
Più tardi dalla Bolla Corografica di Papa Lucio
III del 1183, apprendiamo che a Scontrone erano state
erette altre due chiese, intitolate a Santa Lucia ed
a San Nicola. Quest’ultima attesta la diffusione
del culto per San Nicola di Bari, protettore dei pastori
e ci dice che l’attività principale degli
abitanti di Scontrone era costituita dalla pastorizia,
che diventerà una vera industria sotto il regno
di Alfonso d’Aragona grazie alla realizzazione
del tratturo Pescasseroli-Candela, che si snodava proprio
sotto il centro abitato di Scontrone.
Durante il periodo svevo, Scontrone è assoggettata
alla giurisdizione del Castellano, con sede a Castel
di Sangro, designata da Federico II come castello di
regio demanio. Frattanto la Bolla di Onorio III del
1223, attesta la costruzione di altre due chiese intitolate
a San Leonardo e San Silvestro. Nel 1229 gli eserciti
pontifici, al comando di Giovanni di Brienne e del Cardinale
Colonna, assediano e mettono al sacco Scontrone ed Alfedena,
fedeli alla causa sveva ed invano difese da Viciguerra
d’Anversa.
La ghibellina Scontrone paga così la sua devozione
a Federico II, anche se fra i suoi abitanti non mancavano
seguaci della fazione guelfa. Ed infatti un fuoriuscito
guelfo, Landolfo di Scontrone, collabora con gli eserciti
pontifici all’assedio di Scontrone. La ricostruzione
del centro abitato viene comunque realizzata in tempi
brevi, poiché nei documenti successivi all’assedio
del 1229 il toponimo è citato con la designazione
di Castrum Squintroni. Dopo la battaglia di Tagliacozzo
del 1268 e la fine della dinastia sveva, Carlo d’Angiò
scaglia i suoi fulmini contro i centri abruzzesi fedeli
agli Svevi; in data 8 luglio 1277 ordina al Giustiziere
d’Abruzzo di inquisire i nemici, imponendo forti
collette a tutte le Terre che si erano frattanto ribellate.
In data 21 aprile 1270 ordina tuttavia che Scontrone
non fosse molestata, in quanto questa Terra, probabilmente
per la saggia politica di Landolfo che capeggiava la
fazione guelfa, si mostrava fedele al re.
L’opera di pacificazione di Landolfo di Scontrone
non ebbe comunque lunga vita, poiché in un diploma
dell’8 gennaio 1277 spedito al Giustiziere d’Abruzzo
Citra, Pietro di Tyonvilla, ordina che fossero puniti
i loro subalterni che commettevano soprusi in varie
località, tra cui Scontrone. Le riforme amministrative
angioine e l’attribuzione all’Universitas
dell’elezione del Mastrogiurato, giudici ed ufficiali
annuali, proietta effetti benefici sulla vita sociale
ed economica di Scontrone come risulta dalla relazione
di una visita pastorale fatta nel 1356 dal vescovo di
Valva e Sulmona, Francesco de Silanis.
Apprendiamo
da essa che la chiesa di Santa Maria, edificata a Scontrone
in data precedente alla visita del 1356 "habet
curam animarum" - ha cura delle anime - ed ha assunto
tale ruolo in conseguenza del fatto che un’altra
chiesa, quella ruralis di S. Angelo, risultava diroccata.
Vi erano inoltre le chiese di Santa Sofia e San Nicola
che risultavano “non curatas” e quella di
San Silvestro che "eget reparatione" - necessita
di riparazione. Si parla infine della Chiesa di San
Leonardo, ma non più di quella dedicata a S.
Lucia, distrutta probabilmente dal terribile terremoto
del 9/9/1349.
Dopo il ritorno in Francia di Carlo VIII, tutti i centri
dell’area del Sangro e fra essi Scontrone, innalzarono
le bandiere di Alfonso d’Aragona. Ma in molte
parti del regno il partito filo-francese era ancora
forte e rappresentato da potenti casati, come appunto
la famiglia Cantelmo, venuti al seguito di Carlo d’Angiò.
Sicchè Giampaolo Cantelmo, conte di Atina e di
diverse località della Val Comino, presso Sora,
dopo aver danneggiato i monasteri di Montecassino e
S. Vincenzo al Volturno, si riversò con le sue
schiere nella valle del Sangro e nel 1496 mise a sacco
Castel di Sangro, Alfedena e Scontrone.
Nel 1507 Ferdinando il Cattolico nominò il nobile
Michele d’Affitto, di origine amalfitana, conte
di Trivento ed “utile signore” di Scontrone
e di altre terre situate nell'area del medio corso del
Sangro. Per circa due secoli e mezzo Scontrone resta
feudo dei d’Affitto, i cui esponenti sono anche
principi di Scanno. Dalla Relazione ad limina del 1629,
inviata da Francesco Cavalieri vescovo di Valva e Sulmona
alla Santa Sede, risulta che Scontrone ha 51 "fuochi"
ed 88 abitanti. Poiché un fuoco è costituito
in media da quattro persone, si deduce che nel 1629
più della metà degli abitanti risiedeva
altrove per motivi di lavoro.
Dalla suddetta Relazione si apprendono altre notizie
importanti. La chiesa madre di Santa Maria accorpa anche
quella di San Leonardo e presenta un reddito annuo di
150 ducati. In quel tempo vi erano a Scontrone due Confraternite,
quella del Santo Sacramento e del Santo Rosario. All'esterno
del centro abitato era sorta una nuova chiesa sub titolo
di Santa Maria della Peste, grancia della chiesa madre.
Compaiono inoltre altre due nuove chiese intitolate
rispettivamente a S. Antonio Abate, assai venerato in
tutti i centri dell’area del Sangro, ed a San
Rocco. Sempre sotto la signoria dei d’Affitto,
nel 1654, si ha un’altra Relazione ad limita da
parte del vescovo Francesco Carducci. Le notizie inviate
alla Santa Sede sono davvero interessanti.
Come si è visto, Scontrone aveva nel 1629 88
abitanti, ma poiché i fuochi erano 51, si è
capito ed a ragione che più della metà
della popolazione era impegnata altrove per motivi di
lavoro, soprattutto in Puglia. La prova è costituita
dal fatto che nel 1654 Scontrone registra 262 abitanti
e viene spontaneo chiedersi come mai fossero residenti
in paese. La risposta si coglie nel mutamento della
struttura economica, non più basata essenzialmente
sulla pastorizia. In tale periodo, infatti, grazie alla
graduale introduzione di una coltivazione rivoluzionaria
come appunto quella della patata, la popolazione di
Scontrone risulta maggiormente impiegata in agricoltura,
attività “stanziale” per eccellenza
che richiede la presenza costante dell’uomo.
Questa ristrutturazione dell’attività produttiva
si comprende proprio dalla Relazione del vescovo inviata
alla Santa Sede, nel 1654. Infatti gli introiti delle
chiese di Scontrone non sono più riportati in
ducati, bensì in tomoli di frumento. E per frumento
non deve intendersi solo grano ma anche granoturco,
la cui coltivazione si era diffusa nel regno di Napoli
fin dalla prima metà del ‘600. Tenedo presente
che un tomolo equivale a circa 50 Kg., si apprende dalla
Relazione che l’introito annuo complessivo della
chiesa madre di Santa Maria ammontava nel 1654 ad 80
tomoli di frumento, cioè a circa 2000 quintali
di frumento, quantità questa decisamente elevata.
Un’altra attività degna di rilievo e che
si affianca all’agricoltura è costituita
dal redditizio sfruttamento della cosiddetta “petraja
de’ marmi dello Scontrone”, assai documentato
nella seconda metà del XVIII secolo. Lo storico
Vincenzo Giuliano, vissuto in tale periodo, sottolinea
addirittura che a Scontrone esisteva “il più
bell’ammasso di produzioni marine marmorizzate”.
L’ultimo feudatario, Giovanni d’Affitto,
muore nel 1776 senza eredi e pertanto la signoria si
trasferisce ad altro nobile casato, quello dei Melissano
– Caracciolo, che si estingue comunque nel 1813.
Nel “Calendario dell’anno bisestile del
1820” si legge che in tale periodo Scontrone ed
Alfedena avevano in complesso 2088 abitanti e probabilmente
ciascun centro circa mille abitanti. Dopo l’Unità
d’Italia si realizza al massimo lo sfruttamento
del terreno a colture cerealicole. Durante la prima
guerra mondiale molti giovani di Scontrone morirono
sul Carso e sull’Adamello, ma la vera tragedia
il paese l’ha vissuta durante il secondo conflitto
mondiale. Il corso del Sangro coincise con la linea
difensiva tedesca denominata “Gustav” e
la popolazione, atterrita, trovò rifugio nella
Marsica ed in altre località abruzzesi.
Il ritorno portò ad una febbrile attività
diretta a ricostruire il paese, ma anche ad un intenso
movimento migratorio verso il Canada e gli Stati Uniti
d’America ove furono molto aprezzati per la loro
laboriosità e moralità; oggi i cittadini
di Scontrone stanno scoprendo i benefici influssi del
turismo, collegati a quella grande realtà che
è appunto il Parco Nazionale d’Abruzzo.
Scontrone, ora linda e più accogliente che mai,
è meta di coloro che amano respirare una boccata
di aria pura a contatto con gente che è da sempre
semplice e cortese.
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