Il Centro di Documentazione Paleontologico è
dedicato al sito fossilifero situato a circa
1180 metri s.l.m. sulle pendici del Monte Greco,
posto a nord dell’abitato di Scontrone.
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Il sito, scoperto nel 1991, si caratterizza per
l’eccezionale presenza di ossa e denti di
vertebrati terrestri concentrati in calcareniti
e marne del Tortoniano inferiore (Miocene
superiore), databili attorno a 10 milioni di
anni fa. I reperti fossili di Scontrone appartengono
prevalentemente a resti di artiodattili
primitivi e a rettili, quali coccodrilli e
tartarughe palustri. Sono inoltre presenti un
antico parente dell'attuale lontra marina ed un
insettivoro gigante.
I resti si sono accumulati in ambienti di
pianura costiera, canale di marea, palude e
laguna periodicamente soggetti a tempeste, in
condizioni di clima caldo umido subtropicale. Il
particolare ambiente di deposizione e le
condizioni venutesi a creare dopo il
seppellimento hanno favorito la conservazione e
successiva fossilizzazione dei resti ossei.
La fauna di Scontrone è molto bizzarra, ma non è
unica. Una compagine molto simile, seppure più
recente, fu rinvenuta negli ultimi anni ’70
dello scorso secolo nel Gargano, in Puglia. È
dunque lecito parlare di una comuntà
apulo-abruzzese.
I componenti senz’altro più curiosi di questa
fauna sono gli artiodattili. Tutti i ruminanti
di Scontrone e del Gargano appartengono al
genere Hoplitomeryx. La famiglia degli
hoplitomerycidi si distingue da altri
artiodattili sia per il fatto che alcuni dei
suoi rappresentati avessero il cranio munito di
cinque corna (da cui il nome del genere, che
significa infatti "ruminanti armati"), sia per
alcune singolari saldature tra le ossa dei loro
arti posteriori.
Nel
corso degli anni sono state recuperate
moltissime ossa di hoplitomericidi, fra le quali
numerose mandibole, denti isolati, frammenti di
cranio ed altre parti dello scheletro. Il
campione, al momento, attesta la presenza di
cinque diverse specie, che hanno la
caratteristica di condividere molti tratti
morfologici, pur essendo nettamente
differenziate in termini di struttura dentaria e
proporzioni degli arti. Le cinque specie sono
dunque derivate da uno stesso ceppo progenitore,
ma esprimono anche l’adattamento ad ambienti
diversi, relativamente ampi, compresi in un’area
abbastanza estesa.
La presenza di tartarughe palustri e di
coccodrilli conferma la presenza di acqua, sia
dolce che salmastra, e di un clima caldo umido
subtropicale. Alcuni frammenti di guscio di
tartaruga appartengono a Mauremys, un genere
attualmente estinto in Italia, ma che sopravvive
ancora nelle penisole Iberica e Balcanica,
nonchè in aree extraeuropee. L'ultima
scoperta, di grandissimo valore scientifico, è
quella di due denti di insettivoro gigante
primitivo, Deinogalerix freudenthali.
Deinogalerix significa “Porcospino terribile”.
L’insieme delle informazioni paleontologiche e
geologiche indica che le faune terrestri abbiano
colonizzato l’area provenendo dall'Europa
centrale, passando dai Balcani ed infine
raggiungendo l'antica terra apulo-abruzzese
attraverso una striscia di terra temporaneamente
emersa tra la Dalmazia , le Tremiti ed il
Gargano, nel tardo Oligocene cioè circa 29 milioni di anni fa. La presenza, durante il
Miocene superiore, delle stesse specie di
ungulati ed insettivori in Abruzzo e in Puglia
conferma l'esistenza di una antica terra emersa
apulo-abruzzese.
Ma
i diversi adattamenti espressi da tutte queste
specie indicano che la bioprovincia
apulo-abruzzese era caratterizzata da condizioni
ambientali molto varie e/o che fosse un
arcipelago formato da ampie isole.
Il Centro di Documentazione “Hoplitomeryx” nasce
per valorizzare e divulgare le conoscenze
scientifiche acquisite dalle ricerche condotte
nel giacimento paleontologico. La prima
esposizione risale al 2003. Nel 2006 la
struttura museale è stata rinnovata negli spazi
espositivi, dotata di una postazione
multimediale dove è possibile approfondire i
temi illustrati nel museo e arricchita con un
diorama di grande suggestione che ricostruisce
gli antichi ambienti miocenici di Scontrone.

Dopo la visita al centro museale, attraverso un
sentiero geologico ambientale, lungo il quale
alcuni pannelli didattici illustrano la storia
del paesaggio naturale ed antropico, si
raggiunge il sito paleontologico. Qui, durante
la buona stagione, previo accordo con il gestore
del centro, è possibile visitare un settore del
giacimento, predisposto per l’osservazione
diretta dei resti fossili da parte dei
visitatori. Nel 1993 il sito è stato dichiarato
di particolare interesse scientifico e vincolato
dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali, ai sensi della ex Legge 1089/39 oggi
D.Lgs. 42/2004.
Prima di programmare una visita al museo e al
sito paleontologico è opportuno prenotare presso
il Comune telefonando allo 0864.87149.

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